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La fotografia computazionale rappresenta probabilmente una delle prospettive più importanti del futuro. Essa utilizza algoritmi per migliorare o modificare ciò che viene catturato dal sensore. Tecnologie come HDR, modalità notturna, modalità ritratto, fusione di più fotogrammi e riduzione avanzata del rumore dimostrano che l'immagine finale non è necessariamente una semplice registrazione di ciò che il sensore ha ricevuto. Il software diventa quindi parte integrante dello strumento fotografico.
L'intelligenza artificiale sta portando questa trasformazione ancora più avanti. I sistemi moderni possono riconoscere automaticamente volti, occhi, animali, veicoli, persone, paesaggi o particolari condizioni di illuminazione. Possono inoltre assistere il fotografo nella messa a fuoco, nella selezione delle immagini, nella riduzione del rumore e nella post-produzione. Questo apre però una questione fondamentale: dove termina la fotografia e dove comincia l'elaborazione dell'immagine? È una domanda che diventerà sempre più importante nei prossimi anni.
Per quanto riguarda le prospettive future l'evoluzione dello strumento fotografico sembra dirigersi verso sistemi sempre più intelligenti, automatici e connessi. Possiamo immaginare fotocamere capaci di: comprendere automaticamente la scena, prevedere il movimento del soggetto, scegliere autonomamente parametri di esposizione e messa a fuoco, migliorare immagini scattate in condizioni estreme, elaborare direttamente file complessi, sincronizzare automaticamente immagini e archivi cloud e infine assistere il fotografo nella composizione. Ma questa evoluzione non significa necessariamente che il fotografo diventerà meno importante. Al contrario, potrebbe spostare il suo ruolo dalla semplice gestione tecnica della fotocamera verso una dimensione maggiormente creativa, narrativa e progettuale.