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typewriter poche regole

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Poche regole. Tutto quello che non è stato oggetto d'uso da più di sei mesi è da ritenersi inutile e può quindi essere differenziato negli apposti contenitori in funzione del materiale: blu vetro e plastica, giallo alluminio, lattine e metalli non tossici o pesanti in genere, azzurro carta e cartone ad esclusione di banconote in corso di validità, marrone materiale organico. La norma è applicabile a oggetti in genere, vestiti, scarpe, fogli di carta e soprattutto persone. Queste ultime dovranno essere smaltite nel contenitore marrone del materiale organico. Il termine può essere ridotto a tre mesi per singoli oggetti a discrezione dell'interessato. La prescrizione può essere interrotta anche con un minimo uso certificato o dimostrabile. Tutto quello che verrà pronunciato rimarrà in vigore, ovvero avrà valore probante ai fini delle responsabilità individuali, per un massimo di tre mesi salvo naturale decadenza dei presupposti. La responsabilità per quanto detto è comunque soggetta a termini e limitazioni regolamentate dalla normativa di dettaglio emessa a discrezione del soggetto. Questa norma non è applicabile ad insulti, improperi e recriminazioni per i quali il termine è ridotto a tre ore salvo proroga. Sono comunque esclusi da questa norma pensieri, intenzioni e volontà non espressamente poste in essere. Tutto ciò che è oggetto di desiderio alla data della sua formalizzazione ha scadenza ultima 31.12.2056 alle ore 23.59.59. Qualora la scadenza fosse interrotta da eventi ineluttabili (si riporta a solo titolo di esempio: termine dell'interesse, latitanza, interventi alieni) l'evento occorso in sé avrà valore interruttivo e sospenderà il periodo di scadenza ovvero ne prolungherà di conseguenza la validità. L'oggetto del desiderio è comunque legato alla volontà del soggetto e non potrà essere limitato da volontà proprie o improprie di terze parti. Ogni problema di qualsiasi entità e natura esso sia, prima di essere oggetto di qualsivoglia tentativo di analisi risolutiva deve essere ricondotto a una delle seguenti categorie di distanza riferita al soggetto valutante: 1. diretta: problemi sui quali si abbia responsabilità e capacità/possibilità di intervento diretto. 2. indiretta: problemi sui quali si abbia responsabilità e capacità/possibilità di intervento indiretto. 3. prossimità: problemi sui quali si abbia responsabilità ma non capacità/possibilità di intervento. 4. non problemi: problemi le cui responsabilità ovvero capacità/possibilità e conseguenze siano esterne al soggetto e non determinino ulteriori problemi di cui ai punti precedenti. La violazione di una o più delle precedenti regole determinerà inevitabilmente la successiva generazione di un problema comunque riconducibile a quanto previsto dalla suddetta normativa, articolo 4 punti a, b, c, d.

Non sei stanco? Non è la solita storia delle buone intenzioni del tipo da domani inizierò la dieta, a capodanno cambierò vita. Niente di tutto questo, è ora di darci un taglio e l'ora è adesso e non domani, perché il futuro non esiste ancora, esattamente come il passato non esiste più. Si può agire su ciò che è stato? E al pari come di può agire su ciò che ancora non esiste? Gli dei ridono al pensiero dei nostri progetti, mentre l'unico vero potere dell'essere umano è sul suo presente, su quel punto veloce è inafferrabile che è il nostro essere qui e ora; non sui rimpianti di ieri né, tanto meno, sulle evanescenti speranze riposte nel domani. Darci un taglio qui e ora è l'unico, immenso e risibile potere dell'uomo che gli costò l'ira imperitura per essersi ribellato al ruolo di marionetta orante e ubbidiente.

Tagliare fa male perché ci costringe alla nitida coscienza del taglio: dobbiamo impugnare quel bisturi sapendo che non potremo discriminare tra il buono, l'insignificante e il cattivo, avvicinare la lama specchiata alla pelle per iniziare ad incidere sentendola affondare nei tessuti coscienti di abbandonare tutto, vedere il vermiglio del sangue che scorre abbondante ai lati. Ma serve. Serve a ribadire il principio dell'autodeterminazione, quel libero arbitrio prima concesso e subito dopo soffocato dall'idea subdola di speranza indotta dall'umana pigrizia e favorita dal potere strutturato, sia esso laico o religioso.

Stringi i denti e spera nella pensione, ingoia di tutto perché ora è così ma domani vedrai, sopporta oggi e spera nella vita dopo la morte; spera duramente perché solo così potrai sopportare l'oggi, aspettando il domani. E intanto c'è chi il suo oggi lo costruisce sulle spalle del tuo. Invece tu taglia tutto, sicuro e netto, dimentica la casa calda e sicura, dimentica gli investimenti in borsa, le rendite piccole o grandi. Pensaci bene: cosa avrebbero costruito gli anarchici livornesi sperando nei padroni? cosa avrebbe fatto Gandhi pensando alla pensione? e Martin Luther King avrebbe avuto mai un sogno? Perché è necessario avere ben chiara la differenza tra speranza e fiducia. Si spera quando non si può fare altro, si ha fiducia quando si è fatto tutto il possibile. Taglia sicuro tutto quello che ti fa sperare: il campionato, il grande fratello, le prossime elezioni, una risolutiva sentenza di cassazione; taglia e rinasci. Senti il freddo dell'aria che entra nei polmoni? Dal primo gennaio questo sito farà parte dei rifiuti sanitari da smaltire con precauzione.

Cambiare. Strappare. Lacerare. Recidere e bruciare. Il coraggio del rinnovamento per non addormentarsi, anche facendo(si) del male. Perché la comodità del noto ci seduce ovattando le percezioni. Perché, nonostante tutto, è necessario mantenere la guardia alta. Perché il conflitto dentro si ripercuoterà sempre all'esterno ricambiando dolore con freschezza. Perché morti e feriti rimarranno sempre sul campo, visto che non esistono guerre pulite e chirurgiche. Tutto per crearsi nuove prospettive con l'obiettivo di vedere il cucchiaio dalle diverse angolazioni. Ricordando sempre che il cucchiaio non è perfetto e comunque non esiste.

Sei entrato. Vedi: non percepisci, vedi e sei contento, ti va bene così. Nell'asettico nitore che ti fa dimenticare, spezzi ricordi dolorosi perdendone i pezzi, per ogni perdita un sollievo effimero, per ogni sigaretta un respiro più stretto. Ricordi una freccia, un arco, un bersaglio. Ricordi, sì ecco! il centro è uno solo, tutto il resto non è il centro. E nulla rimane dei mille lamenti, dell'avrei potuto o del ci sono andato vicino. Una freccia, un bersaglio; e il resto è altro, senza mediazioni. Ma non basta il nitore metallico dell'adesso per lenire quella crepa di dolore. Devi respirarla ancora, sentirne la polvere nelle narici. Fintanto che non scotterai le dita e il filtro, finché non getterai via quel mozzicone.

Shiki soku ze Shiki/Shiki soku ze Ku/Ku soku ze Ku/Ku soku ze Shiki (Il fenomeno è fenomeno/Il fenomeno è nulla/Il nulla è nulla/Il nulla è fenomeno)

Predatori del mondo, adesso che mancano terre alla vostra sete di devastazione, frugate anche il mare. Avidi se il nemico è ricco, arroganti se è povero. Gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare. Solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano impero. Infine dove fanno il deserto, lo chiamano pace. Voi credete che i romani abbiano in guerra un valore pari all'arroganza che assumono in tempo di pace? Paura e terrore sono vincoli d'affetto deboli; una volta venuti meno, chi cesserà di tremare proverà odio. (Calcago, capo dei Britanni, arringa il suo popolo contro l'invasore romano nell'84 d.C. Tacito, De Vita Agricolae)

Non ti distrarre. Il tuo DNA è composto da 23.000 geni. È tuo; è unico; è ciò che sei e ciò che farai essere. Non ti distrarre. Il 20% dei tuoi geni non è più tuo. È stato brevettato da strutture internazionali private e pubbliche. Per la precisione il 63% è nelle mani di aziende private e il restante 37% di università e istituti di ricerca. Non ti distrarre, poiché questo copyright riserva i diritti sulle tue sequenze genetiche e quindi sui test per la diagnosi di malattie, per la sperimentazione di medicine o la produzione di nuovi principi attivi. Non ti distrarre. Perché questo vuol dire che ogni decisione sul 20% del tuo DNA, sullo scambio di informazioni e strumenti di ricerca medica, è riservata ai consigli di amministrazione, non alla comunità scientifica. E stai bene attento: nemmeno a te.

Prova a pensare un mondo diverso. Un mondo nel quale non si combattano 24 guerre contemporaneamente senza contare i conflitti locali. Nel quale il fosforo serva solo per sviluppare la memoria e non provenga dai bombardamenti. Dove i bambini, tutti indistintamente, possano giocare a guerra senza essere costretti a farla. Un mondo nel quale puoi pregare, se lo vuoi, qualsiasi dio, purché predichi il rispetto reciproco e senza che qualcuno cerchi di convincerti a forza di Semtex. Un mondo dove tutti possano aprire un rubinetto per avere acqua potabile; premere un interruttore e illuminare una casa degna di questo nome e chiuderne la porta andando a lavorare per un salario equo. Un mondo in cui ogni essere umano valga più di qualsiasi copyright, trademark, company o qualche diavolo di interesse commerciale. Avendo una speranza, un'aspettativa di futuro, un'assistenza sanitaria. Un mondo nel quale la solidarietà sia un impegno quotidiano e personale; non qualche spicciolo. Riesci a pensarlo? Bene, ora proviamo a farlo.

Oggi voglio fare di tutta l'erba un fascio. Sì, voglio generalizzare e sono certo che il margine di errore sarà minimo. Voglio commentare la classe più infima dell'abiezione; il punto più basso dell'ipocrisia e dell'ignobiltà. Naturalmente appena sopra pedofili e subito sotto i burocrati; sto parlando dei giornalisti italiani. Non riesco proprio a fare distinzioni perché proprio non ne vedo, nemmeno lì dove si osanna l'indipendenza. Anche lì vedo solo una compiaciuta collusione, un'ipocrita indignazione, la tronfia consapevolezza di chi sa di essere dalla parte giusta; di far parte dell'ordine costituito, e prevaricatore.

Nello sconvolgente vuoto delle notizie trasmesse i telegiornali si trasformano in cinegiornali a colori. La Libia e l'Eritrea sono Iraq e Afghanistan. Il ministro in visita alle coraggiose truppe di pace. Il premier chiacchiera democraticamente con un immigrato. Degli eventi del G8 rimangono le condanne ai devastatori delle vetrine. Nessuno parla più delle SS che hanno colpito in maniera vigliacca, come loro consuetudine. Delle squadracce che hanno dimenticato l'olio di ricino ma non i manganelli. Impunite anzi autorizzate; spavalde, ottuse e orgogliose nel creare false prove, pretesti per un garage Olimpo all'italiana. C'è nessuno? Qualcuno mi ascolta? Qualcuno se ne accorge?

In questa estate che declina le nubi volano e non svaniscono, primizia dell'autunno ormai prossimo; al vento dell'estate tremano dolcemente i fiori profumati di magnolia.

Democracy There's no escape. The big pricks are out. They'll fuck everything in sight. Watch your back. (Non c'è scampo. Il peggio è sempre vicino. Fotteranno tutto ciò che è in vista. Guardati le spalle.)

Eroi? Paladini Daniele, maresciallo capo. Ancora un eroe. Chissà se Pietro Micca pensava di fare qualcosa di eroico, seduto lì nel cunicolo umido, nel chiarore dell'acciarino vicino alla polveriera. O se in quei momenti la cosa la fai e basta, senza pensare agli eventuali eroismi. Certo è -evidenza dei fatti- che gli sciacalli patriottici si scatenano rapidi e famelici sull'atto e sul suo eventuale eroismo esclusivamente a giovamento proprio e dei propri disegni. Così fu per Bellini e Cocciolone (qualcuno li rammenta?) che eroi lo divennero per il solo fatto di essere stati abbattuti (una volta era il contrario, ma i tempi cambiano...); così è stato per Quattrocchi, mercenario in incognito; così sarà ogni volta che qualcuno avrà bisogno di giustificare i propri atti e le loro nefaste conseguenze, facendo un bidet alla coscienza collettiva. «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.» lo diceva un profetico Berthold Brecht in una terra che di eroi ne chiedeva e offriva a profusione. Una terra che di invasioni se ne intendeva veramente.

Ti è mai capitato di guardare Voyager, il programma di divulgazione ai confini della scienza (così dichiara il conduttore...)? Spero di no. Non sentivo proprio la mancanza di qualcuno che, sai che novità, parla per due ore su argomenti triti e ritriti, tirando in ballo gli onnipresenti Catari o i Templari (a proposito: dov'era Jaques de Molay domenica scorsa? Forse è stato lui...) senza peraltro arrivare a nessuna conclusione non dico definitiva ma almeno plausibile, condivisibile, accettabile. Eppure lui parla, parla, parla... La puntata tipo è questa: dichiarazione sconvolgente (es. il 21.12.2012 finirà il mondo); esposizione lunga e dettagliata con accurata scelta di autorevoli testimonial quali -giuro, proprio così- Tizio, sacerdote Maya o Caio, autore del libro "L'Apocalisse nel 2012" (ma dai...). Riepilogo finale con affermazione del tipo «...chissà, in fondo manca poco; basta aspettare.» Quanto basta per rimanere perplessi di fronte allo schermo con un punto interrogativo enorme sulla testa. Di John Titor, altro pezzo forte della trasmissione, parlerò più avanti, quando finirò di ridere. Capisco che sia difficile arrivare a qualche conclusione parlando di UFO, ma che diamine: qui si esagera.

Carlos Castaneda diceva che la propria morte è simile ai fari di un'auto di notte. A volte li vedi, poi scompaiono per farsi ritrovare con il fascio contro un albero. Una curva e sono nuovamente lì che ti puntano. Nel mentre che guardi il paesaggio illuminato, l'auto si avvicina. È inutile cercarla perché tanto, alla fine, sarà lei a trovarti. Così, per altri versi, qualcuno diceva «Trova Dio! prima che lui trovi te...»

Ho veramente voglia di uscire in barca. Quest'anno è andata come è andata: poche uscite e tutte brevi. Vedremo di riparare durante la prossima stagione. Chissà... magari nell'Egeo. Sai come si dice: se vuoi far ridere gli dei, parlagli dei tuoi progetti.

Spesso mi domando perché l'anno debba iniziare il 1° gennaio. Lo so, a prima vista sembra una domanda oziosa ma un motivo dovrà ben esserci. È a cavallo di dell'inverno ma non a metà; non coincide con nessuna festività degna di nota; non corrisponde a nessuna fase di inizio o fine delle attività agricole. Intanto il mondo del lavoro riparte a settembre, le scuole anche, l'università pure. Ogni attività deve terminare a giugno, massimo luglio, pena l'interruzione e la ripresa dopo l'estate. Perché dunque non spostare il capodanno al 1° settembre?

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