
black&white un classico
La modalità fotografica in bianco e nero è il rifugio spirituale di chi vuole trasformare qualsiasi scena banale in un presunto capolavoro esistenziale. Hai fotografato un parcheggio sotto la pioggia? In bianco e nero diventa “una riflessione sul vuoto urbano contemporaneo”. Un gatto che dorme sul termosifone? “Studio sulla fragilità della quiete domestica”. Una brioche mezza mangiata? “Decadenza del consumismo occidentale”. Il bello del bianco e nero è che elimina il fastidioso problema dei colori brutti. Addio magliette fosforescenti, muri color senape e luci da kebabbaro: tutto diventa immediatamente “cinematografico”. Anche tuo cugino in ciabatte davanti al distributore automatico sembra reduce da un film d’autore dell’Europa dell’Est. Naturalmente chi usa il bianco e nero non scatta foto: “cattura atmosfere”. Non alza il contrasto: “ricerca la tensione emotiva”. Non ha sbagliato il bilanciamento del bianco: “ha scelto l’essenzialità”. E poi c’è l’immancabile posa del fotografo monocromatico: sguardo triste verso l’orizzonte, macchina al collo, convinzione assoluta che ogni piccione abbia una profondità narrativa inespressa. La verità è che il bianco e nero funziona benissimo: prende il caos della realtà e gli mette addosso un dolcevita nero, facendolo sembrare intelligente.
































